4 Comments

  1. Antonio Tombolini
    16 December 2006 @ 11:10

    Quando leggo queste cose mi commuovo… sarà l’età, che ci volete fare. Bravo Francesco, bravo, dieci volte bravo. Ti meriti tutto questo, e molto di più. Per questo, sul molto di più… ci stiamo lavorando 🙂

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  2. francesco travaglini
    18 December 2006 @ 09:20

    Commozione reciproca.. 🙂
    Ancora grazie!

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  3. alfridus
    19 December 2006 @ 00:23

    [Mi infilo qua, dopo aver girovagato per un sacco di pagine, per arenarmi sulla tosa delle pecore, che anno era?, e provare un acuto bisogno di scriverti la mia ammirazione; e lo faccio qui, che mi sembra la pagina ‘corrente’, per il timore che tu non veda queste righe]

    Egregio Francesco,
    ti confesso che mi sono perso nel tuo Blog/Sito nelle ultime cinque ore, scorrendomelo, no scusa, sorseggiandolo nel suo superbo gusto di campagna…
    Non te ne faccio complimenti: non ne hai bisogno.
    Giustamente, tu vuoi aiuto a mandare avanti un’impresa a rovescio rispetto ai tempi: vuoi fare andare avanti un’azienda agricola tradizionale, in tempi di multinazionali di non so più cosa… di grossi capitali sicuro, ma di che altro?

    Bhè, allora gustiamoci questa full-immersion negli anni passati – ed io ne ho passati proprio parecchi – e se non proprio tirarci su le maniche, andiamo almeno a scavare nei ricordi.

    Vediamo un pò cosa fare della lana, che non paga il debito della tosatura. Ricordo i fantastici tappeti tessuti in casa di Scanno e Pescasseroli… c’è ancora in giro qualche telaio? qualche disegno? In tempi più recenti ho assistito ad un servizio che mostrava la produzione di scarpe in lana non filata, ma infeltrita, ottime per la casa e… per la neve: se non sbaglio, era una produzione trentina/alto-atesina.

    Qualcuno ha altre idee? O vuol collaborare?

    Vanno anche bene le fibre sintetiche, ci si guadagna un sacco di soldi a produrle, ma, Gesù, vuoi mettere il pelo di pecora? Quello che la lana ha dimostrato per millenni di poter fare, queste fibre di PLASTICA se lo sognano.

    Qui in Romania, dove vivo adesso, alle falde dei Carpazi, esiste ancora una lavorazione artigianale e casalinga che fa delle cose fuori di testa, con la lana neanche filata: peccato non sapere come inviarti delle foto.

    Ma siamo proprio sicuri che non si possa fare niente altro che rimetterci dei soldi, con la lana?

    E che fine ha fatto il campo degli olivi da adottare?

    Tra l’altro, ce la fai a spedire all’estero? Mi organizzerei per la primavera prossima, avrei da rifornirmi anche di pesce…

    doct.alfridus
    ————————-
    La mente è come un paracadute:
    funziona meglio quand’è aperta

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  4. francesco travaglini
    22 December 2006 @ 00:31

    Dott. Alfridus, grazie…
    Il “superbo gusto di campagna” è la giusta sintesi per descrivere la passione che alimenta il nostro lavoro. Quotidianamente.
    Sono felice che questa passione si possa cogliere scorrendo o “sorseggiando” le pagine di questo blog.
    … l’acquirente della nostra lana è stato per tantissimi anni un commerciante di Lama dei Peligni in Abruzzo, visto che lei conosce Pescasseroli e Scanno sarà anche lei un abbruzzese capatosta come me? 🙂

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