Senza andare in Africa, oggi posso immaginare cos’è..
Grazie a Joseph, togolese di 22 anni che per 15 giorni mi ha fatto compagnia a Parco dei Buoi.
Giuseppe studia da un anno, con profitto Scienze Agrarie all’Università del Molise.
Il Togo è una piccola lingua di terra che si affaccia sul golfo di Guinea con soli 70 km di costa.

Lui è del Nord, della regione di Kara, studiava Chimica nell’università di Lomè. Grazie ad un amico sacerdote si è creato un ponte con il Molise e con la generosa famiglia che lo sosterrà nel suo percorso di studi in Italia e non solo.
E’ affamato Joseph, ha voglia di imparare, capire, fare qualcosa per i suoi fratelli togolesi.
La sua famiglia togolese vive in un villaggio di 300 fratelli, come dice lui. Tutti dediti all’agricoltura.
Muoiono di fame? No! Hanno un clima tropicale con una stagione delle piogge di 4 mesi e picchi di temperatura che non superano i 40 gradi. In inverno non si scende sotto i 15 gradi. Praticamente un clima perfetto per produrre praticamente tutto.
Oggi si produce mais, cotone, sorgo, patate.
Solo per l’autoconsumo.
Non ci sono dighe ne invasi che immagazzinano l’acqua. Non ci sono impianti idrici domestici ne corrente elettrica.
Non ci sono impianti fognari.
Suo papà era un agricoltore istruito che nei ritagli di tempo faceva le veci dell’ufficio anagrafe ed inoltre gestiva la distribuzione degli aiuti alimentari internazionali fino a quando un embargo chiuse le frontiere mettendo in difficoltà i fratelli togolesi ormai abituati a non lavorare grazie agli aiuti..
Non abbiamo bisogno di cibo, dice Giuseppe, c’è bisogno che qualcuno ci dica che esiste una macchina che miete il mais ed i fagioli, che la passata di pomodori possiamo farla in casa anzichè comprarla importata dagli europei, non mi risulta che ci siano conservifici in Togo. Abbiamo bisogno di un sistema fognario prima di tutto il resto. L’aspettativa di vita non supera i 55 anni. Mio padre è morto probabilmente per una infezione a 45 anni
E’ venuto a Parco dei Buoi per osservare quello che facciamo. Abbiamo seminato, trapiantato, raccolto il fieno, fatto l’ultimo formaggio, venduto qualche agnello, zappato, irrigato, imbottigliato l’olio, abbiamo raccolto e spedito le verdurine, abbiamo venduto tre giorni i nostri prodotti a Termoli in fiera.

Ieri è tornato nella sua famiglia molisana. Spero di avergli offerto una esperienza positiva.
A me ed alla mia famiglia un pò di mal d’Africa lo ha trasmesso. Grazie Joseph!
Scritto da Francesco Travaglini alle 15:42, in Incontri
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