Parco dei Buoi

Archivio della Categoria 'Incontri'

8 Luglio 2008

Liborio Butera a Parco dei Buoi

Grazie a Liborio che è passato a trovarmi sabato, abbiamo la fotografia anzi… il video della nostra fattoria vera in tutte le sue …..espressioni!
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Il video è pubblicato sul suo blog (Link)

Grazie mille Liborio, altro che ..Mela (o Linea) Verde!!
…potrebbe essere l’inizio di una Linea Vera

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24 Maggio 2008

Adotta un ..bue

Quest’anno per la prima volta, la Carrese di San Martino, non una semplice rievocazione, è stata trasmessa in diretta sul web e sul canale 782 di sky nell’ambito di un progetto più ampio ed ambizioso di valorizzazione di un territorio Vero, prezioso e poco conosciuto come quello di San Martino in Pensilis e del Molise in generale.
Ora è tempo di sfottò
I vittoriosi se la godono e si coccolano il loro plurivittorioso Oba Oba, i vinti subiscono in silenzio e… cercano il loro campione..
Di cosa o chi stiamo parlando?
Di buoi naturalmente!
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Razza podolica, allevati in Calabria, ormai rarissimi per via della loro scarsa redditività in termini di produzione di latte e di carne (la qualità è invece sublime) monumenti alla forza che fanno tornare in mente i tempi in cui erano loro a trascinare a melott, il tipico aratro legato al loro giogo.
Ebbene, il carro dei Giovani, sconfitto per il quarto anno consecutivo dai Giovanotti di Oba Oba, lancia l’iniziativa “adotta un bue:
se volete contribuire in qualche modo alla nuova sfida del 30 aprile 2009 leggete qui!

Riusciremo a vedere, on you-tube, la spedizione per acquistarlo sulla Sila… il suo arrivo in Stalla a San Martino… i suoi primi allenamenti?

E’ sicuramente un’altra sfida ma questa … è vinta in partenza! Bravi!
Quella con Oba Oba…umh…la vedo dura ;-)

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18 Aprile 2008

Sosta al Tratturo e FoodCamp

Il 30 aprile a San Martino in Pensilis, il mio paese, si svolge da secoli la Carrese: corsa di carri trainati da buoi podolici.
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Quest’anno in concomitanza con questa appassionante e stupefacente tradizione si svolgerà Sosta al Tratturo, da una idea del giornalista Riccardo Lagorio, il centro storico del paese riproporrà il brulicare di sapori e profumi che affollavano le antiche vie verdi.
Programma e curiosità sull’evento le trovate qui
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In contemporanea si svolgerà nientemeno che il primo barcamp dedicato al gusto, quindi il primo ….FoodCamp il cui tema sarà Il Gusto di Internet.
Se vi capita di passare da queste parti…. il tutto è da non perdere!.

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21 Febbraio 2008

U’ perchettill’ di Sant’Antonio

E’ stato molto interessante leggere queste parole di Marcello Pastorini, tornato con la sua famiglia in Molise dopo aver vissuto per anni fuori.
Marcello ha un amore smisurato per la sua terra, un sentimento puro che lo ha spinto a tornare alle origini.

Grazie a lui, questa sera ho pure scoperto il senso del… maialino di Sant’Antonio.
U perchettille viveva per strada alimentato e cresciuto da tutta la comunità del paese fino a quando, intorno ai primi di giugno veniva venduto per poter incassare i denari necessari per festeggiare il 13 giugno, Sant’ Antonio.

Un bell’esempio di finanza alternativa.. da prendere ad esempio…

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19 Novembre 2007

La stagnatura delle caldaie

Da due giorni siamo alle prese con le pulizie e la risistemazione del caseificio.
Abbiamo ripulito tutte le tavole in legno necessarie per la stagionatura e sistemato tutto in attesa della prima cagliata prevista tra una ventina di giorni (dipenderà da quando venderemo gli agnelli)
Oggi ho portato le nostre due caldaie di rame dal signor Gennaro Camelo di Santa Croce: l’ultimo ramaio e stagnino della zona.
Va rinnovata la stagnatura che evita il contatto del latte con il rame. Questa operazione ci consente di non rinunciare alle proprietà di quest’ultimo di uniformare la distribuzione del calore su tutta la superficie del recipiente pur avendo la superficie a contatto del latte in condizioni ideali di igiene.
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Quando chiedemmo il riconoscimento comunitario e quindi il famoso bollino CEE per il caseificio, tutti ci prendevano per pazzi per il fatto che volevamo continuare ad usare le nostre caldaie di rame anzichè quelle di acciaio. Non che l’acciaio sia peggiore, intendiamoci, ma per i quantitativi che trasformiamo giornalmente, le nostre caldaie sono più che sufficienti e poi… i sensi del nostro casaro-capo, il nonno Antonio, sono ormai tarati per quella pratica.

Vista, tatto, odorato, udito, gusto sono indispensabili per fare un ottimo formaggio e buona parte di essi sarebbero stati tagliati fuori da un paio di display, ed è noto come questi atrofizzino le menti e… le buone pratiche tradizionali.

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7 Ottobre 2007

“Panoramica” sui SDG ….. e sulla SBF

Il settimanale Panorama parla di noi: i broccoletti appena colti dal blog il titolo dell’articolo firmato da Monica Vignale.
Grazie anche ad Antonio Sofi che parla di Parco dei Buoi nella sua quinta di copertina
I Sovversivi del Gusto, tecnologici e ribelli, protagonisti di questa ventata di genuinità e voglia di difendere la terra ed il suo patrimonio. Immenso.

Questa mattina, alla vigilia dell’inizio della raccolta delle olive

    dovevamo iniziare oggi ma è piovuto, cosa che non dispiace affatto, e quindi partiremo domani

mi sento di dire grazie ad Antonio Tombolini: le discussioni, gli articoli, i pensieri,le idee, le provocazioni, le polemiche intavolate ed animate nei suoi forum-blog-siti in questi anni sono state e continuano ad essere impagabili materie prime per il lavoro di un giovane contadino sicuramente ribelle, tecnologico quanto basta.

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20 Settembre 2007

Il diario di un tartufaro

Da poco tempo conosco Lorenzo
Poco è bastato per capire che la sua passione di tartufaro è qualcosa di unico.
Dai racconti delle sue uscite con i cani traspare un’amore per la terra molisana che ci accomuna.
Ha deciso di tenere un suo diario, è qui!

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11 Settembre 2007

Per gusto e per passione

Intorno ad un tavolo e ad una succulenta Madama Piemontesina si è conclusa la terza giornata di incontro dei Sovversivi del Gusto (SDG) a Savigliano in provincia di Cuneo a due passi dalle Langhe organizzata da Edoardo Bresciano
Una decina i produttori presenti, mancavano però molti dei sovversivi vignaioli alle prese con la vendemmia.
Il momento centrale, come mi aspettavo ed auspicavo, è stata la tavola rotonda durante la quale si è cercato di fare il punto della situazione per tracciare un cammino da seguire.
Una tavola rotonda moderata dal preziosissimo Liborio Butera, aperta a tutti che ha permesso di ricevere il contributo prezioso anche da chi non è direttamente legato a questo gruppo di produttori.
Cito e ringrazio per il contributo, tra gli altri, Luca Ripellino, Emilia, e Marco Salzotto .
Protagonista e animatore della discussione è stato manco a dirlo….. ;-) Adriano Liloni.
Facendo una sintesi dei suoi coloriti interventi viene fuori una definizione del movimento dei Sovversivi del Gusto del tipo:
cellule nervose parti di una rete più ampia che fa circolare attraverso le sue diramazioni una serie di relazioni interpersonali che hanno come scopo quello di favorire la conoscenza di piccoli produttori di eccellenze gastronomiche riducendo ai minimi termini la filiera. Io concordo pienamente sul “nervosismo” delle cellule (magari poi definiamo meglio questo termine prima che qualcuno fraintenda ….) ma ho captato dalle parole del buon Adriano una certa resistenza all’apertura verso l’esterno cioè verso poi chi è fruitore poi dei nostri prodotti: il consumatore finale.
Mi spiego meglio: va bene la rete di collaborazioni ma ritengo che in questa fase sia importante iniziare a mettere a punto un sistema che ci permetta di arrivare di fatto al consumatore finale, come?
Moltiplicando i banchetti dei sovversivi come quelli che abbiamo allestito ieri ma ciascuno nelle nostre fattorie. Lo chiamerei perchè no, un GRUPPO DI VENDITA EQUO E SOLIDALE. Mi spiego meglio.
Io Francesco, oltre che produrre devo anche proporre e vendere il mio prodotto, adottando il principio della mutualità, potrei perchè no, proporre e vendere anche la qualità indiscussa di altri produttori SDG.
Posso farlo nel mio spaccio aziendale ma anche nel mio lavoro quotidiano consapevole del fatto che altri produttori SDG lo stanno facendo per me nel medesimo momento.
Quindi in sostanza se alla persona o al ristoratore a cui stò parlando del fantastico riso di Carlo Zaccaria o dei Salami d’Oca del corsaro
oltre che decantarne la bontà e quant’altro potessi soprattutto metterglielliele davanti agli occhi e sotto al naso e perchè no venderle pure, l’ “impulso nervoso” si tradurrebbe in qualcosa di fattivo che poi non è altro che ciò che giornalmente ed in modo impagabile fa Adriano Liloni nella sua cucina-fucina di sapori che è la trattoria Pegaso di Soprazzocco di Gavardo.
Che ne pensate?
Ecco quindi che il gruppo si apre al pubblico ma attenzione, non che i SDG debbano essere considerati una cricca di produttori e basta:deve far parte del gruppo gruppo chiunque sposi la nostra causa ed in qualche modo voglia contribuire: che sia un interessante tour operator come questo, un artista della fotografia come Marco Salzotto che percorrendo 6700 km in 15 giorni ha visitato e documentato fotograficamente le storie di tutti i SDG (Adriano stà coordinando la stampa di un volume fotografico dei sovversivi), un consumatore come Luca Ripellino che ha semplicemente la passione per il buon mangiare ed il buon bere.

Ed allora penso al nostro olio ed ai nostri formaggi che venderebbero il Molise, nelle vetrine di Cascina Margaria, o di Cascina Peschiera a Savigliano oppure il Riso Zaccaria che comunicherebbe dalla finestrella di Parco dei Buoi, la Baraggia ed il Biellese ed i salumi di Edoardo parlerebbero delle terre di Savigliano in terra di Molise o dal balcone d’Abruzzo di Cristiana Galasso.
Concludendo, la tavola rotonda è stato l’impulso per iniziare a lavorare. E quale mezzo utilizzare se non un blog?

Il blog dei SDG (che ne dite del motto per gusto e per passione ) che servirà per mettere a punto il nostro manifesto: un lavoro in progress aperto a tutti.

Approfitto a nome dei produttori presenti ieri a Savigliano, per chiedere a tutta la splendida famiglia della Simplicissimus Blog Farm e ad Antonio Tombolini in particolare, ospitalità ed un quanto mai prezioso contributo di idee, commenti, impressioni.

Che ne dici Antò?

p.s. Se vi capita di passare dalle parti di Savigliano, visitate Cavallotta, una frazione stupenda e lì potrete ammirare il più bello ed accogliente dei bed and brekfast: Il segreto di Milia
Se invece volete gustare i piatti della tradizione culinaria delle Langhe e non solo, a Dogliani, la patria del dolcetto c’è Il verso del Ghiottone. Due posti che da soli valgono un viaggio!

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5 Settembre 2007

3° raduno dei Sovversivi del Gusto: Savigliano 9 settembre

Domenica prossima a Savigliano ci sarà il terzo raduno dei Sovversivi del Gusto. Ne ho scritto qui ma potete avere informazioni sulla giornata leggendo anche qui e se vi è venuta voglia di partecipare qui c’è il booking on line!

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28 Agosto 2007

12 su 230

La Telecom Italia rende disponibile l’ADSL in Molise, pensate un pò, alla bellezza di dodici comuni su oltre 200.
Io sono out, a San Martino in Pensilis ed in campagna a Larino.
Petizioni, richieste su richieste ma niente, non c’è stato verso.
Poi il ministero della difesa italiano rende disponibili delle frequenze radio ed una società ,la ecrom di Ururi, paesino di origini albanesi di 3000 abitanti, pensa bene di sfruttare questa latitanza di telecom ed allora crea una rete autonoma attraverso ponti radio e da ieri un ponticello, che capta il segnale da Serracapriola, mi ha finalmente permesso di scrivere un post con tre foto in un tempo ragionevole anziche impiegare mezza giornata, come di solito mi capitava con la mia connessione con il telefonino.
Insomma da ieri ho l’ADSL!
Grazie allo gnomo che ha battuto il gigante….

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Emozioni

Ieri si è conclusa, come meglio non poteva, la tre giorni dedicata a tratturi e tartufi: l’iniziativa di cui avevo parlato qualche giorno fa.
Sono stati giorni intensi, direi addirittura sorprendenti.
Sabato mattina era in programma percorrere il tratto di tratturo Cigno-Biferno, parte del braccio Sant’Andrea-Biferno, circa 10 km in compagnia di cavalli, buoi e mucche.
Lorenzo mi ha chiesto di portare anche le nostre pecore.
Ho parlato con il nonno Antonio… era un pò titubante: le pecore sono gravide, farle camminare alle 10 del mattino con più di 30 gradi non è prudente, poi la strada da fare è parecchia però…
si leggeva negli occhi la voglia di ripercorrere quel tratturo spolverando vecchi ricordi.
Alla fine non abbiamo detto di no. Nonno Antonio non ha detto di no decidendo di percorrere solo un piccolo tratto, 500 metri, prima di mandare le pecorelle al loro consueto, tranquillo pascolo.
Un piccolo tratto, dall’incrocio del signor Pardo “u luong” fino all’imbocco della via di “schien dell’asin’”.
La carovana con una cinquantina di cavalli, una mula,un vecchio carro trainato da buoi podolici tutti preceduti da un piccolo biroccio trainato da una cavalla, parte alle 9,30 dal torrente Cigno. Noi li aspettiamo dopo un paio di km al bivio di Pardo, novantunenne arzillo, che notata la caciara di pecore e gente che arriva a due passi da casa sua esce fuori curioso.
Noi, già dalle 9,30 siamo in attesa di vederli scollinare. Le pecore pascolano tranquille inconsapevoli di tutto.
Verso le dieci li vediamo all’orizzonte. Per la verità abbiamo un pò il timore che le pecore si spaventino vedendosi intorno tanto movimento di cavalli e persone.
Per questo motivo avevamo pensato di accodarci alla carovana per evitare problemi ma, nonno Antonio ha deciso che non potevano non fare da battistrada…. su! camminate davanti! forza!
Un pò di fatica per farle uscire dalla stoppia di grano, dov’erano, per via del movimento inconsueto che le circondava ma eccole lì davanti a tutti.
Bellissime!
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Ci voltiamo e tutti ci seguono. Non nascondo che un brivido ha percorso la mia schiena e conoscendolo, gli occhi del nonno Antonio, sono sicuramente diventati lucidi dall’emozione.
Le pecore camminano tranquille. Troppo pochi 500 metri… arriviamo troppo presto, devono fermarsi.
Si accostano, lasciano passare tutti e poi tornano al pascolo.
Ma, sono bastati 500 metri per far rivivere un vecchio ricordo, un’antica consuetudine che si ripeteva due volte all’anno inondando di vita strade verdi larghe 110 passi
Voglio far seguire la carovana anche alla piccola Giulia che però non può camminare a piedi ed allora decido per seguire i cavalli in fuoristrada.
Saltano a bordo 9 persone, due anche nel bagagliaio, tutti decisi a seguire la lenta processione.

Io però, non resisto, non ci riesco a stare in macchina, dico a Pia di mettersi alla guida e parto a piedi. Pia ha al suo fianco, il suo papà, il nostro nonno Antonio che non si è fatto pregare ed è salito in macchina.
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Ho percorso senza accorgermene, i 7 km che ci separavano dal Casone luogo dell’arrivo.
Raramente mi sono sentito così fiero d’essere figlio di questa terra.

.foto Prof. PaoneAlla sera c’è il convegno del professor Natalino Paone, il maggiore studioso dei tratturi e della civiltà della transumanza
E’ un uomo d’altri tempi, quieto ma grintoso, che dal palco rivolgendosi direttamente ai politici seduti in prima fila li bacchetta dicendogli in faccia che forse farebbero bene a non fare nulla e lasciare i 450 km di tratturi molisani al loro destino in luogo di spendere malissimo soldi pubblici (10 milioni di euro nel molise finora) rovinandoli. Pur di spendere… Alla fine del convegno lo avvicino mentre accompagnato dal giovane nipote prende la via per tornare a casa sua, a Isernia: posso farle un omaggio? una bottiglia del nostro extravergine, l’abbiamo chiamato Tratturello… Parliamo 10 minuti ma mi bastano per capire che ha gradito molto l’olio e il nostro spirito e che vorrà presto risentirmi.
Ieri domenica, è in programma all’interno dell’anfiteatro romano, la cena preparata dallo chef Cozzolino dell’Hotel Dora di Venafro. I due primi piatti semplicemente favolosi.
Poi un’altra sorpresa: Piero Ricci ed il suo gruppo Ecletnica Pagus. Molisani che suonano musica popolare con al centro del palco la zampogna di Ricci incorniciata da arpa, oboe, corno, organetto e percussioni. Piero ha suonato nientedimeno che alla scala diretto da Muti. Girano il mondo suonando del Molise.
…altra emozione!
Insomma grazie a Lorenzo Gammieri, a Giulia ed al presidente della Pro Loco Larinese, Nicola Lozzi, in questi tre giorni è venuto a galla il meglio del Molise. Bravi!

Un neo: poco l’impegno del movimento turismo del vino: si va bene.. bottiglie e sommelier che presentavano le cantine molisane ma ho notato in generale una certa vena di presunzione che non fa bene alla vitivinicoltura molisana che deve crescere, crescere ed ancora crescere.

… anzi secondo neo: la freddezza dei larinesi che continuano a conservare l’atavico tangibile immobilismo, cosa che farebbero bene a mettere da parte se vogliono riportare l’antica Larinum all’antico splendore.

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8 Agosto 2007

La ricerca del tartufo lungo i tratturi e …la Vanghetta d’oro, concorso per tartufari.

Sapevate che il Molise è la regione nella quale si cavano la maggiore e miglior parte dei tartufi italiani?

Dalle montagne del Matese fino alla costa questa regione è piena di tartufi, dal nero pregiato, al bianchetto al bianco.

Chissà quante delle ricche aste telematiche da Norcia o da Alba hanno visto sul piatto tartufi cavati in Molise.

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Un amico, Lorenzo, tartufaro larinese, prima per passione ora anche per mestiere mi ha fatto conoscere un mondo incredibile e bellissimo, quello della ricerca del tartufo e del bellissimo rapporto che l’uomo instaura col cane.

Ormai da tre anni Lorenzo organizza il premio Vanghetta d’oro per premiare il cane più bravo….. ma questa è per lui solo una scusa per accendere i riflettori su quest’altro prodotto molisano che un pò come per olio e vino, per strada perde la sua identità ottendo passaporti diversi dagli originali. Infatti il premio si inserisce all’interno di una manifestazione, La ricerca del ttartufo lungo i tratturi, che durerà tre giorni, dal 24 al 26 agosto prossimo e che si svolgerà all’interno dell’anfiteatro romano e nell’adiacente Villa Zappone

Qui potrete scaricare il regolamento del premio e la scheda di adesione.

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26 Luglio 2007

Mentalità tedesca

Parecchie volte ho avuto a che fare con tedeschi ed austriaci e devo ammettere che non si può non apprezzare in molte occasioni e situazioni la loro rigidità e serietà.
E’ stato per esempio il caso del ritiro delle televisioni tedesche dal Tour de France dopo la positività all’antidoping di un atleta tedesco “per non prendere ulteriormente in giro i nostri telespettatori“, ed alla luce di quanto stà succedendo hanno fatto sicuramente la scelta giusta.
Con l’Italia degli extravergini d’oliva sono poi molto scettici ed attenti. In occasione di una fiera a Monaco di Baviera un paio di anni fa, notammo l’indecisione e la scarsa fiducia che i visitatori tedeschi avevano verso gli oli italiani per via di numerose truffe perpetrate ai loro danni.
Ed allora cos’hanno fatto? Hanno capito prima di noi che l’unico modo per essere sicuri di acquistare un buon olio e capire la qualità dall’olfatto e dal gusto ed allora hanno chiesto esperti assaggiatori dall’Italia ed organizzato numerosi corsi d’assaggio.
Il risultato è che sanno distinguere un olio buono da uno difettato forse più di noi italiani spesso condizionati da una cultura olivicola ed oleicola arcaica che spesso “preferisce l’olio vecchio al nuovo perchè l’olio fresco pizzica un pò mentre il primo è dolce….”!?
- Mi è capitato solo una volta, al raduno dei sovversivi del primo luglio scorso, di assaggiare un olio di due anni privo di difetti: l’olio del Podere Erbolo di Filippo Cintolesi, l’eccezione che conferma la regola.
copertina inserto su olii

Ed allora una rivista tedesca - Der Feinschmecker - , si prende la briga di testare un migliaio di olii extravergini provenienti da tutto il mondo, assaggiandoli attraverso un panel di esperti e con la consulenza della Corporazione dei Mastri oleari per poi pubblicare a luglio di ogni anno un inserto al giornale con i migliori duecento oli, indicando anche i punti vendita nei quali poter acquistarli.
Mi sembra una bella cosa.
Unico neo: non viene verificato anzi, non c’è un limite minimo rispetto alla partita di olio messa a concorso

p.s. ..comunque dopo un anno d’assenza quest’anno c’è anche il nostro Tratturello!

nostro olio su der feinschemecher

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18 Luglio 2007

Sovversivi del gusto: l’Italia che mi piace.

Non c’è dubbio, Adriano Liloni , titolare della trattoria Pegaso di Soprazzocco di Gavardo, ha avuto una splendida idea.
Un’idea semplice e per questo valida: mettere insieme i contadini italiani, quelli veri.
Ma chi è un contadino vero?
Come si fa a riconoscere?
Se è incazzato è un contadino?… è una condizione necessaria ma non sufficiente.
Se è incazzato solo perchè gli hanno tolto parte degli aiuti comunitari e glieli taglieranno totalmente fra 5 anni (spero) allora non è un contadino vero.
Se è incazzato perchè vuole far conoscere le sue terre, trasmettere la sua passione, i suoi prodotti, condividerli e venderli senza arricchire nessun altro se non, di salute, chi li consuma, ma, fa fatica a farlo, allora è un contadino vero.
Un raduno di contadini veri è stato quello del primo luglio scorso: Carlo Zaccaria, Cristiana Galasso , Filippo Cintolesi, Edoardo Bresciano
e molti altri.
In settembre ci sarà un nuovo raduno, in Piemonte organizzato da Edoardo.
Poi a primavera sarà il momento di scendere più a sud!

Giusto Adriano?

p.s. non riesco ad inserire i link nel modo giusto, devo allenarmi un pò a scrivere con il nuovo sistema. Scusatemi.

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25 Aprile 2007

Il sonno degli ulivi sul mare

Ecco espresso con magnifiche parole quello che prova un giovane molisano, sanmartinese che ama la propria terra ma vive con la rabbia e l’insoddisfazione di chi vorrebbe farla cambiare, vivere e far vivere in un modo diverso, in un modo nuovo.

Caterina Sottile è riuscita con queste splendide parole a tradurre questo sentimento di amore-odio viscerale  che penso attraversi molti dei tanti giovani molisani.

Grazie Caterina, per averlo rappresentato così bene.

Grazie perchè mi sento, ci sentiamo meno soli.

 

Il sonno degli ulivi sul mare, di Caterina Sottile.

 

Il sole scivola piano, rosso sfuggente sui mucchi gialli delle ginestre titubanti.

 L’aria di mare lo aiuta a sedersi, come un contadino stanco, sulla spiaggia e sul porto, odoranti di pesci e gasolio, di cemento e di corde, di reti bagnate.

La macchia mediterranea è merce rubata all’autostrada che passa da Termoli per non andare mai.

Oppure per andare troppo presto o troppo tardi, a seconda del nome con cui si battezza l’odore di sabbia che s’allontana.

Talvolta si chiama nostalgia, talvolta liberazione, talvolta nulla.

L’odore di barche del Molise di mare si insinua nel moto stizzoso delle auto al semaforo sempre rosso delle estati termolesi.

Oltre la seduzione delle ombre impregnate d’acqua salata e petrolio, un paesaggio che si spande come colla sul legno e su cui si tengono immobili gli ulivi pazienti della campagna dei Sanniti e dei distratti giocolieri di automobili.

Profumi di leccino sapiente e malvasia ribelle, montepulciano e nobile gentile frentana ammiccano fra loro e si corrompono con l’innaturale caos con cui le inconciliabili indecisioni diventano appariscente inconsistenza.

Paradosso d’armonia di trilli e di squilli, di tempeste estranee che non raggiungono mai l’orizzonte oltre i treni che si arrampicano sui tetti di Rio Vivo.

Ma l’uva s’irradia fra le nuvole a cavallo del libeccio e il velluto del sole sui rami secchi delle dune assorbe il cielo d’agosto.

 
Ed è fragranza di antico e potenza di tronchi contorti che sanno di fame appagata, di fluttuare dorato e morbido di torrenti d’olio che allagano il pane di questo millennio.

 
Il mare di Termoli sa di argento d’ulivi imperiosi e di verde deluso dallo sguardo dei ciechi. E sa di azzurro; sa di succo d’uva e di agre di pampini scrocchianti tra le dita; sa di nodose viti inattese e di ruvida eternità.

 
L’imberbe Adriatico, tra le dune senza respiro, è paziente, adolescente solitario che ascolta le auto che non vanno e che non sanno.

 
Arretra e avanza, blu come l’inchiostro caduto per caso sul marmo d’una piazza vuota.

 
Immanente, schiumoso puledro dalle ossa ancora troppo fragili; Mediterraneo che non è più e che ha perso il profumo d’Africa. E nitrisce, scalpitando fra gli improbabili scogli armati ma friabili, mordendo piano, come zuccherino dopo una corsa, la terra persa nella battaglia contro l’inerzia.

 

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