La cruna dell’ago.

Lunedì scorso è stata presentata la seconda edizione del concorso internazionale Extrascape:  un premio  per l’olio extravergine e per l’oliveto che lo ha generato.

Un premio che riconosce oltre  alla qualità dell’Extra Vergine,  anche la qualità del paesaggio dal quale l’olio stesso deriva.

Il tutto si svolgerà  a San Martino in Pensilis, in Molise, dal 27 al 30 aprile.

L’ennesimo premio?

L’ennesima  lista di oli vincitori con i vari ed inevitabili commenti a corredo?

L’ennesima operazione commerciale  celata  da qualche parte?

L’ennesima iniziativa programmata da enti e/0 istituzioni che puntano a far bella figura, con qualche bell’articolo sulla pagina interna di un quotidiano locale o un servizio televisivo, che può tornare utile  in vista di una qualche tornata elettorale?

Extrascape è altro.  Può diventare molto altro.

Intanto ha una genesi diversa da tutti gli altri  premi: nasce dall’idea di un manipolo di produttori ed amici,  in una regione pressochè sconosciuta,  il Molise.

Nasce quindi in uno scenario di genuinità e  ingenuità,  risultato di una situazione di estrema difficoltà dell’agricoltura che in Molise si accusa forse  ancor di più che nel resto d’Italia.

L’intuizione si è affinata pian piano grazie all’ ingresso nel pensatoio di Extrascape del professor Ippolito, ordinario di Architettura e progetto e coordinatore del Dottorato di Ricerca in Progettazione  e Gestione dell’Ambiente e del Paesaggio.

Lo conobbi  all’Ercole Olivario, storico premio spoletino organizzato dalla Camera di Commercio di Perugia.
Parlò dell’oliveto di Seggiano, un giardino di olivi diventato  per opera di un’artista Daniel Spoerri, un esposizione permanente e vivente di opere d’arte.

Perchè Extrascape è diverso?

Nel disordine mentale che regna nel mondo degli oli d’oliva,  ExtraScape punta a mettere le cose al loro posto comunicando una apparentemente semplice equazione:

olio = produttore = paesaggio/territorio

In passato molte volte si è tentato di risolvere l’equazione senza riuscire.

Le stesse autorevoli DOP sono restate tali solo  sulla carta  ( in verità lo vado dicendo da un bel po’) se oggi dopo 20 anni rappresentano solo il 2% dell’intero mercato.

Sono 43 i territori in Italia con una Denominazione d’Origine Protetta ma soltanto 3 dei territori certificati (IGP Toscana, Terre di Bari e Riviera Ligure) concentrano il 70% del fatturato .  I 40 territori restanti devono spartirsi le briciole.

Si è tentato con la tracciabilità e la rintracciabilità: il famoso numeretto che se digitato sul telefonino magicamente ci dice (ma funziona ancora?) dove è stato prodotto l’olio.

Ma dove, dove?

Quando? Chi? Quanto ha funzionato e quando?

La questione allora è:

come si può trasferire la faccia del produttore, il suo oliveto, il suo olio, la sua storia sull’etichetta di una qualsiasi bottiglia d’olio?

La risposta del tutto evidente è che NON SI PUO’!

N O N   S I    P U O’!

Extrascape è  allora la cruna dell’ago dalla quale riusciranno a passare gli esili  fili tesi dagli oli fino ai loro oliveti, alla loro storia, alla cultura della genti della terra vera.

Resteranno fuori i cammelli sazi,  che resteranno nudi agli occhi di chi sa vedere.

Lo scenario di tutto ciò?

La rete ovviamente!

E’ questo il campo ideale per poter finalmente ricongiungere la qualità dei prodotti, e dell’EVO in particolare, al riconoscimento di valori diversi: umani, culturali e spirituali.

Qui i cammelli sono nelle sabbie mobili.

Sostenete per quanto e come potete Extrascape!

Grazie!

 

 

 

 

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