La terra si sgretola ma torna luce


Quanto è facile o quanto è difficile comunicare il proprio olio extravergine per un piccolo produttore innamorato della propria terra e del proprio lavoro? Qual’è la rotta da seguire nel mondo della comunicazione dell’olio extravergine?

Il dibattito è quanto mai aperto e spigoloso con posizioni e approcci spesso contrapposti.

L’obiettivo dichiarato da tutti è il medesimo: restituire dignità ad un prodotto qual’è l’olio da olive che purtroppo sembra non avere più una sua identità e dignità.

In questo contesto è evidente come vengano a crearsi grotteschi paradossi.

Paolo Berizzi su Repubblica scrive denunciando, maldestramente secondo alcuni, il business dei furbetti dell’olio.

Nell’articolo, che ha fatto stracciare le vesti a molti oliandoli, tuttavia c’è un virgolettato che riporta le parole del vice comandante dei Nafs della Forestale:

“L’ olio, rispetto ad altre produzioni agroalimentari, per esempio il vino,è un prodotto straordinariamente semplice . Vent’ anni fa l’ attività dei produttori era regolata da una legge europea che diceva: l’ extravergine d’ oliva è un prodotto ottenuto solo dalla spremitura meccanica delle olive. Oggi è cambiato tutto. L’ olio d’ oliva è sparito. E l’ extravergine è diventato una giungla. Risultato: le aziende non spremono più niente: mettono in cascina olio che viene da fuori, da lontano, coi tir. La gente lo compra e non sa che è un inganno. Perché, dall’ etichetta, non si riescea capire che cosa c’ è nella bottiglia”

Molti, come il giornalista e direttore di Teatro Naturale, Luigi Caricato considerano terroristiche questo tipo di informazioni ipotizzando  l’esistenza di qualcuno che vuole “affossare il comparto”

Solo pochi mesi fa il dibattito si accendeva per articoli di Tom Mueller  sul NewYorker piuttosto che per inchieste della rivista Merum oppure, se andiamo ancora indietro nel tempo, addirittura 10 anni fa,  è storica la puntata di Report dal titolo scusi lei è vergine? Ho visto produttori andare in giro per fiere con CD e DVD della puntata regalati ai visitatori.

Insomma da una parte atteggiamenti e toni sensazionalistici,  dall’altra  approcci soft con una comunicazione che non provochi turbamenti. Quest’ultimo è l’atteggiamento di Luigi Caricato e della sua rivista Teatro Naturale.

Caricato si chiede ed è la domanda che tutti si pongono:

“Quale è lo spirito che deve animare il lavoro di chi ha la responsabilità di scrivere per un pubblico più o meno vasto che può essere condizionato nei propri orientamenti? Ha senso fare del sensazionalismo ad ogni costo, seppure a fin di bene? O, per contro, ha più senso educare al corretto approccio, affinché tutti, indistintamente, possano conoscere un prodotto come l’olio extra vergine di oliva per quello che è, scoprendo giorno dopo giorno cosa sia effettivamente la qualità, quella reale, senza dar luogo a turbamenti o a dubbi che possano allontanare il consumatore?”

Sta di fatto che dal 2002, anno della  puntata di Report, ad oggi sia i rumorosi scandali scritti a destra e manca, sia la comunicazione educata e paziente non hanno portato risultati tangibili.

Il mondo  ed il mercato dell’olio è affetto da un male incurabile o qualcosa può cambiare?

Io sono convinto che il cosiddetto mercato dell’olio potrà tornare ad essere tale se noi produttori iniziassimo a riappropriarcene

Iniziando  a condividere informazioni, terre, passioni, coinvolgendo i consumatori in un chiasso che torni ad essere conversazione e quindi mercato vero! E’ finito il tempo delle trombe che annunciano e dei fessi che ascoltano.

Voglio concludere con questo  passo di Terracarne di  Franco Arminio:

“Il sud ti ammutolisce o ti fa parlare a vuoto. Non è tra noi adesso che possiamo trovare la salvezza, i nostri discorsi sono piume di un animale morto. La luce è fuori, la bellezza dei monti, il verde che spunta impetuoso. Non è la piazza, non è il passato la soluzione, ma le strade abbandonate, le mosche che verranno, i rovi. Forse comincia a nascere un Sud che dispera di ricevere attenzioni e cure e proprio per questo diventa più lirico, torna selva, paesaggio, torna acqua che scorre, fuoco che brucia, un Sud lontano dagli imbrogli di chi ancora lo conduce, un Sud che si sgretola e torna luce”

E’ questo il mio augurio e l’invito a tutti i produttori ed oliandoli a partecipare a Extrascape, un momento di incotro tra oli, territori e soprattutto tra genti. Nella mia terra sconosciuta ma sincera, il Molise.

 

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