L’uso della mia Terra

Exploring Rural Transizion è il titolo del Master Internazionale tenuto dall’Università di Pisa  che forma i professionisti che si occuperanno del futuro delle aree rurali.

Saranno tra coloro  che  dovranno trovare le soluzioni  in grado di soddisfare esigenze sociali e di consumo nei prossimi anni.

Nella mattinata di lunedì  nella frazione di Sillico del comune di Castelnuovo di Garfagnana, parteciperemo ad  una tavola rotonda durante la quale ognuno condividerà le sua esperienze di uso del patrimonio ambientale, culturale e umano che è rappresentato dalla Terra. Dalla propria Terra.

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Olivicoltore Palestinese privato dei suoi alberi e della sua terra da soldati israeliani durante la costruzione del muro lungo la striscia di Gaza.

 

Il tutto per ricondurci a discutere del ruolo dell’agricoltura etica e responsabile.

Il dibattito sarà coordinato da Angela Galasso di AiCARE, Agenzia per la Campagna e l’Agricoltura responsabile ed Etica.
I miei colleghi contadini saranno Nunzio Marcelli dell’azienda Porta dei Parchi in Abruzzo e i titolari dell’Azienda Agricola La Poderina in Toscana.

L’Agricoltura Etica e Responsabile  per definizione persegue il bene comune degli individui di una collettività.

La stessa definizione la delinea come  fattore di condivisione e coinvolgimento di comunità locali e cittadini.

Rappresenta una visione della società fondata su “pratiche sociali, economiche ed ambientali sostenibili, sull’etica, sul senso di responsabilità, sulla reciprocità”

L’agricoltura etica e responsabile “fa riferimento a modelli produttivi di piccole/medie dimensioni integrati su scala locale”.

Parlando dell’esperienza di Parco dei Buoi,  evidenzierò come  di fatto abbiamo superato quest’ultima affermazione.

Parco dei Puledri

Il riferimento a modelli produttivi più o meno piccoli, è una visione obsoleta perchè  il concetto stesso di community non ha più dimensioni misurabili e geograficamente individuabili.

La stessa CSA (community supported agriculture) nata come aggregazione di consumatori intorno ad aziende agricole nelle periferie delle grandi città prima giapponesi poi americane, assume oggi un significato diverso e la nostra esperienza dell’orto in abbonamento lo ha dimostrato:

50 famiglie geograficamente sparse su tutto il territorio italiano hanno ricevuto per un anno verdure dall’orto di Parco dei Buoi che è stato letteralmente il loro orto. Da visitare, contemplare, condividere.

La community  allora è quella che abita il web se queste conversazioni avvengono in rete.

L’agricoltura etica e responsabile può diventare vera rivoluzione:

– quando riuscirà a colonizzare la parte agricola della rete ed a monopolizzare (le tante) conversazioni e quindi  (i tanti) mercati, intorno ai temi del cibo buono e giusto

– quando diventerà un network di legami sociali e relazioni produttive  che genereranno bene comune e legittimo ristoro economico per le imprese agricole.

Questo è il passaggio che consente all’agricoltura etica di diventare: innovazione sociale virale

 

Un altro esempio: Extrascape

Il  concorso internazionale che valuta l’olio extra vergine ed il suo oliveto di provenienza organizzato in Molise da un’associazione di produttori di olio extra vergine, MolisExtra,  che si è elevata ad una visione più ampia,  svincolata da obsoleti limiti geografici.

MolisExtra ha iniziato a tessere una rete i cui nodi sono rappresentati da intelligenze, aziende, centri di ricerca, istituzioni, enti che sono tenuti insieme da relazioni/conversazioni:

coniugare la  qualità del prodotto  a quella del territorio che lo ha generato e quindi di conseguenza conoscerne gli autori,  rappresenta il filtro naturale,  la cruna dell’ago attraverso la quale possono passare solo  fili tesi verso  valori sociali ed  etici.

Restano incastrati i cammelli, rappresentati dalle incoscienti aziende business as usual,  alla rincorsa del profitto diventato ormai come la carota davanti all’asino.

 

Extrascape è quindi un’ innovazione sociale che diventerà virale quando, dopo aver coinvolto i produttori di tutto il mondo, coinvolgerà i consumatori del mondo elevando anche loro ad una dimensione che non ha confini geografici ma confini ..umanisti.

In tutto questo quindi mi pare che  non centri nulla il marketing, del tutto obsoleto,  ma  appunto, un nuovo umanesimo  che colleghi le persone attraverso la qualità dei prodotti legata a qualità delle persone e dei luoghi.

E’ il concetto di societing applicato all’agricoltura.

Quindi la famosa cruna dell’ago è rappresentata dalla reputazione e cioè dalla capacità di catalizzare intorno a se valori intangibili come la  lealtà, l’identità, l’esperienza.

In definitiva l’agricoltura etica e responsabile  può generare  economia e quindi diventare innovazione sociale ed economica attraverso la leva  della reputazione che così permetterebbe a tutti di prendere  le giuste decisioni in situazioni difficili come quella che stiamo vivendo.

Ecco insomma, spero di essermi capito… 😉

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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