Ileana è ancora a Restinco. E’ lì dal 17 agosto.

Attende di tornare a casa da sua figlia ormai da 38 giorni.

Ne ho parlato tanto e in tutta sincerità mi viene molto difficile riuscire a pensare ed a scrivere d’altro.

 Ero un ragazzino di 14 anni quando andai con la mia famiglia a Dacau.

All’ingresso, su una lapide di marmo lessi questa frase: che non succeda mai più.

Avevo sentito parlare dell’olocauso ma quella visita al museo di Dacau mi segnò e capii quanto quella frase fosse scritta con il sangue e con la sofferenza.

L’esistenza dei CPT certo non è paragonabile a quel disastro ma ci sono molti, troppi elementi in comune che a distanza di 60 anni da quello scempio non sono tollerabili.

Ho chiesto ad Ileana di parlare della sua esperienza di reclusa nel centro di Brindisi sperando che in qualche modo possa servire ad abolire questi lager camuffati, ma non troppo.

 


 

Mi sveglio presto, solo al mattino presto si riesce a stare fuori in cortile perché quando gli uomini si svegliano è prudente rientrare..
Non che fuori sia bello, c’è solo un albero, ma mi farebbe piacere prendere un po’ d’aria anche durante la giornata.
Passo la giornata nella camerata insieme alle mie compagne di cella(!) Sono due ragazze sudamericane uscite dal carcere ed in attesa di espulsione. Hanno commesso dei furti.
La gran parte delle persone qui è uscita dal carcere. Siamo quasi duecento: un centinaio di donne e una novantina di uomini.
Non c’è nessuna differenza  fra chi ha subito una espulsione perché irregolarmente sul territorio italiano come me e chi invece clandestino, senza documenti e con condanne sulle spalle.
 
Il vitto è immangiabile oltre che spesso scarso. Ci passano solo mezzo litro di acqua al giorno. Se ne vogliamo altra dobbiamo comprarla alle “macchinette”….se riusciamo a procurarci gli spiccioli.
 
La sorveglianza da parte dei poliziotti è…a vista. Cioè se succede qualcosa restano a guardare ed aspettano che la situazione si risolva da sé. Quasi giornalmente ci sono casi di zuffe e scazzottate e qualcuno finisce sempre in ospedale con fratture facciali e tagli.
 
Qualche giorno fa due donne africane si sono procurate, durante un litigio, profonde ferite al collo con le unghie lunghissime che avevano.
 
Le condizioni igieniche sono lasciate alla nostra buona volontà: ma non possiamo fare più di tanto senza nemmeno una scopa o uno straccio lavapavimenti. Utilizziamo un paio di asciugamani.
 
Ormai sono stanca di chiedere anche perché mi sono sentita rispondere più volte dai poliziotti:
 
“puttana, sei stata fino a ieri sulla strada… lì avevi la cartaigienica? Come ti pulivi lì”
 
Le umiliazioni che subisco sono continue. Ho solo voglia di uscire e di riabbracciare la mia piccola Mirella. E’ lei che mi dà la forza.
 
Francesco ti direi altro ma ho paura che qualcuno mi senta….
 
Non credo di aver fatto nulla per meritare di restare in un carcere italiano per 40 giorni!
 
Qualcuno mi può spiegare perché proprio io? C’era posto solo per una donna? Mi hanno separata da mio marito il 17 agosto senza nemmeno lasciarmelo salutare e lui, nelle stesse identiche condizioni, è stato lasciato libero di rientrare a casa da solo perché non c’erano posti  per gli uomini…
 
E’ una legge giusta questa? Si può privare della libertà una persona decidendo sulla base dei posti liberi in un CPT? E’ vergognoso e indecente per un paese civile nel quale e dal quale volevamo ospitalità ed un lavoro che mio marito e mio cognato avevano trovato  ma ora…
 
Non credo di voler più tornare in Italia.
 
Da qui si parte per la Romania il lunedì ed il mercoledì, spero che domani tocchi finalmente a me.
 
Buonanotte.

One Response to “Parla Ileana dal CPT di Brindisi”

  1. Carlo Merolli, Reply

    Oltre il normale sentimento di vergogna che provo , come italiano, a leggere queste parole, mi sorge una domanda, che vorrei rivolgere ai superiori diretti dei poliziotti ed in via gerarchica via via fino al ministro chi per lui: “Quale formazione, quale educazione hanno i poliziotti che si permettono di insultare, dando della puttana, una persona affidata alla loro protezione ?”.

    Sembra solo una tristezza minima, marginale al dramma che Ileana sta vivendo, ma due parole con questi poliziotti ed i loro capi, le vorrei proprio scambiare per vedere se hanno anche loro, sorelle, mamme.

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